Genere: Raccolta racconti
Totale battute:
169.000
Totale pagine:
55
Data inserimento:
15 ottobre 2008
Presentazione:
Non ve la prendete con me. Prendetevela con qualche entomologo, biologo, naturalista o chissà che cosa ancora. Magari con lo stesso Linneo, quello che inventò i nomi degli animali.
Prendetevela con chi chiamò “pupa” lo stadio della vita del bruco che diventa farfalla, o lo stadio della vita della farfalla dopo che era nata bruco.
Voi magari avrete pensato “leggiamo che cosa ha combinato questo qui con questa pupa”, magari ve la siete immaginata, di solito una “pupa” intesa come creatura muliebre è sempre una bella figliola.
Invece no.
Nei tre miei “Racconti della pupa” c’è lei, la pupa, intesa come trasformazione, preparazione di un qualche cosa che succede, qualcosa che cambia la vita.
E’ la verità che si mostra, sempre preannunciata da dei segni premonitori, sempre preceduta da indizi che la fanno scorgere per quel che sta per diventare. E’ la verità che cambia la vita dei protagonisti, o l’ha cambiata nel passato. E’ la verità che non si mostra mai bella come due ali di farfalla, perché la verità di per sé è palese, non si nasconderebbe da sola. Viene nascosta da qualcuno, quasi sempre, per delle ragioni precise: il più delle volte proprio perché è brutta, o dolorosa, o insopportabile. Quando è bella come una farfalla, che ragione c’è di nasconderla?
Magari qualche volta è successo anche a voi. Magari anche a voi qualche volta è arrivata la verità davanti; e se vi è successo - fateci caso - quasi sempre avete pensato che avreste potuto accorgervene da soli. Che lo vedevate anche voi un bruco che si era fatto il bozzolo e che era diventato pupa; e che vi sareste dovuti render conto che qualcosa di importante stava per succedere. Qualcosa di grosso, come la nascita di una farfalla, una creatura che a vederla non ha né tanto né poco del bruco che fu.
E non ve ne siete accorti, e ve la siete vista esplodere tra le mani, davanti agli occhi, nella stanza accanto.
Ma quasi mai bella come una farfalla.
Incipit:
Rosanna ebbe un tuffo al cuore, e aprì gli occhi. Non vide niente, intorno a lei era solo buio. Sperò che fosse stata solo immaginazione, invece eccolo di nuovo, il trillo del telefono nel corridoio. Che ore potevano essere?
Le cifre luminose indicavano le quattro meno dieci.
- Antonio, c’è il telefono…
La sua voce fu coperta dal terzo squillo, e nemmeno quello lo aveva svegliato. Allungò la mano verso Antonio, ma sotto le dita sentì soltanto le lenzuola fredde. Non c’era. Il quarto trillo arrivò mentre stava cercando l’interruttore della luce sul comodino. La accese, si alzò a sedere sul letto.
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