…e io che pensavo che gli scout fossero solo foglie e fiori
di Lorena Demurtas
 |
Genere: Giallo per ragazzi
Totale battute: 157.000
Totale pagine: 68
Data inserimento: 08 febbraio 2008
Presentazione:
Due giovani scout, Giorgia e Gabriele, stanno trascorrendo un campo estivo in montagna.
Durante un’uscita di gruppo, si ritrovano vittime di loschi individui.
Prima una poi l’altro vengono sequestrati e rinchiusi in una baracca abbandonata in mezzo al bosco. Il rapitore non usa con loro guanti di velluto ed è disposto a tutto pur di raggiungere il suo scopo. Un’avventura al cardiopalma, dove una bella dose di acume e uno zaino di buona sorte saranno le sole armi con cui i due scout dovranno combattere per portare a casa la pelle.
Un racconto per ragazzi che diverte anche agli adulti, dove suspense e ironia si mescolano fino alla fine.
Incipit:
Torino, ore 07,30 – stazione Porta nuova - binario 13
Il mattino era luminoso. Il sole già sveglio da un po’ riscaldava la città coi suoi raggi lunghi e perforanti come laser. Il 20 di luglio è normale che faccia caldo, ma quel giorno si preannunciava esagerato.
Le tante persone che affollavano la stazione sembravano statue di cera posate su di un camino acceso. Avevano i capelli incollati alle teste e le gocce di sudore rotolavano giù, veloci come biglie su una lastra di marmo.
Il termometro a cristalli liquidi, posto in alto a fianco del tabellone delle partenze, segnava 33 gradi, e non erano nemmeno le 8 del mattino.
Il gruppo scout, attendeva paziente l’arrivo del treno. Contrariamente al solito, nessuno dei ragazzi aveva voglia di far casino. Quel caldo afoso era riuscito a mettere fuori uso persino i più irrequieti, quelli che di solito non stanno fermi nemmeno sotto minaccia di tortura.
Quando avrai letto questo testo ti preghiamo di inviarci il commento tramite email o utilizzando l'apposita pagina a questo link: MODULO
Chi è...
Lorena Demurtas
Mi chiamo Lorena Demurtas e nasco in quel di Milano nel 19….
Grazie alla passione per la scrittura, la routine giornaliera non riesce ad impadronirsi di me.
Ho scritto spot pubblicitari, testi di canzoni e commedie teatrali ma quello che provo nel creare i personaggi dei miei racconti, dargli una fisicità, un carattere, un luogo in cui vivere, mi dà emozione. Determinanti in questo compito sono i miei figli che da sempre vengono trascinati loro malgrado nel tempo e nello spazio a far compagnia ai personaggi più disparati delle mie storie.
Essere padrona del loro tempo e delle loro gesta mi entusiasma, mi accende l’immaginazione trasportandomi ogni volta in un mondo fantasiosamente reale. |