Genere: Narrativa
Totale Battute:
197.000
Totale Pagine:
57
Data Inserimento: 24 marzo 2009
Presentazione:
Talvolta le persone sfociano nella crudeltà, classificando, ghettizzando e pertanto emarginando, chi non rispetta i canoni e gli stereotipi comuni; costringendo le persone che non seguono questa condizione binaria, questa linea esistenziale pre - delineata, a vivere una vita che non gli appartiene. Costoro, pertanto, non riescono a trarre dalla medesima tutto il meglio per loro stessi, finendo per sentirsi irrimediabilmente rilegati in una condizione marginale, che li costringe a servirsi della dissimulazione, e di una doppia morale.
E’ come se a questi esseri umani, non fosse concesso di godere degli stessi diritti di tutti, continuamente discriminati dal perbenismo di altri esseri esattamente uguali a loro, che talvolta non sono migliori di chi discriminano.
Non esistono infatti individui di serie “B”, ma piuttosto esiste una buona dose di cattiveria gratuita, per la quale incomprensibilmente non si riesce ad amare incondizionatamente, non si riesce a gioire di un momento di felicità vissuto da un perfetto sconosciuto, e dunque a farci carico delle pene degli altri.
Spesso lo slogan comune diventa:
“ io sto bene! Del prossimo…chi se ne frega!”
Ma allora perché, se ce ne freghiamo, non lasciamo al contempo il prossimo, libero di scegliere per la propria vita?
Ettore, un gay, costretto dalla società discriminante e perbenista, a patire enormemente per la sua primordiale confusione sessuale, ritenendo la sua appartenenza assolutamente inconfessabile, utilizzava un modo tutto suo per contestualizzare gli eventi, e relazionarsi con le persone...
Incipit:
Il vento soffiava forte agitando in maniera risoluta le chiome degli alberi, i loro tronchi si flettevano sinuosamente soccombendo, nonostante la loro flessuosità, alle violente folate, dando come l’impressione di spezzarsi da un momento all’altro.
Il cielo era livido, squarciato da lampi iridescenti a presagio inequivocabile di un’imminente temporale in arrivo.
L’aria però era mite, per cui le folate erano tiepide. Firenze, in quella giornata di inizio autunno era pervasa da un’atmosfera irreale, avvolta da un grigiore totale.
Case, strade, fiume e cielo, erano all’unisono un tutt’uno, in quel cromatismo monolitico, era come trovasi all’interno della scena di un film in bianco e nero.
Alcune donne, affacciate alle finestre e ai balconi, stavano compiendo movimenti convulsi, mentre in gran fretta ritiravano il loro bucato, per preservarlo dalla pioggia, che a breve, certamente sarebbe caduta copiosa.