Genere: Narrativa
Totale battute:
300.000
Presentazione:
Dopo l’Università, sulla base di ragionamenti che col senno di poi si sono rivelati del tutto arbitrari, ho deciso che un settore in espansione come quello delle Risorse Umane mi avrebbe portato successo e soddisfazioni; ora ho detto addio al mondo dei colletti bianchi e insegno Psicologia e Filosofia in un Istituto Professionale, luogo in cui mi trovo decisamente più a mio agio, ma all’epoca era di gran moda pensarla così e io non volevo essere da meno rispetto agli altri neolaureati rampanti che avevo attorno, per cui ho lavorato per un anno in una grossa azienda, come Responsabile del Personale.
In realtà operare in tale presunto settore in espansione mi ha fatto comprendere come, effettivamente, nelle aziende italiane tutto si contragga a rotta di collo e molto poco si espanda, e mi ha fatto scivolare in una specie di folle universo parallelo, nel quale tutto funzionava al contrario, quasi come nel mondo narrato da Philip Dick ne In Senso Inverso, solo che nel mio caso non avevo simpatiche attrezzature futuribili a disposizione per distrarmi un po’. I risultati della mia esperienza lavorativa sono stati: un’ulcera allo stomaco e la stesura del mio primo romanzo, che ho chiamato simbolicamente Ultime Risorse. Se mi fossi limitata alla sola ulcera sarebbe stato molto peggio.
Perché chiamare un romanzo Ultime Risorse? Risorse perché, banalmente, la protagonista lavora come stagista in un Ufficio Risorse Umane, ma anche perché, meno banalmente, nonostante tutta la sua inenarrabile goffaggine, nonostante l’assoluta sfiducia nelle proprie capacità e possibilità, nonostante tutta l’incomprensibilità del mondo che la circonda, incomprensibilità spesso originata da una visione un po’ distorta degli eventi che le capitano e delle persone che la circondano, questa povera disgraziata riesce sempre, comunque, ad affrontare e risolvere le difficoltà che incontra, anche se mai in maniera troppo ortodossa. Ultime perché la protagonista del romanzo si sente fondamentalmente l’ultima ruota del carro, nell’azienda in cui lavora come nella vita in generale, ma Ultime anche perché ogni volta che la nostra eroina crede di aver raggiunto i più bassi fondali dell’abominio e pensa di essere ormai arrivata alla frutta scopre che, in realtà, per la frutta c’è ancora tempo, bastano un buon goccetto di vodka ucraina di serie b, un mondo personale piuttosto fantasioso in cui rifugiarsi ogni tanto e una robusta dose di senso dell’umorismo.
Direi che non rimane molto da aggiungere, se non: buona lettura!
Incipit:
I
l giorno in cui approdai a Firenze in treno avevo questa simpatica canzone di Raiz che mi rimbombava nelle orecchie e la mia vita stava per subire, così credevo, una svolta epocale; di lì a ventiquattro ore, infatti, avrei messo piede nell’azienda più cool del momento, più trendy del globo, più importante della toscana: la Giovanni Cucchiari.
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